venerdì 27 gennaio 2017

Recensione: Il club Dumas

Buongiorno e buon venerdì, cari lettori!
Questa settimana è passata davvero in fretta, ho avuto diversi impegni che mi hanno tenuta occupata, tra cui il bellissimo incontro con la criminologa Roberta Bruzzone, che ha presentato Il lato oscuro dei social media nella libreria della mia città. Eravamo in tantissimi ed è stato davvero interessante, conto di leggere il libro al più presto!
Oggi invece vi parlo un po' della mia ultima lettura, Il club Dumas di Arturo Pérez Reverte, libro scelto per il gruppo di lettura ne Il salotto dei lettori. E' stato il primo approccio con questo autore e devo dire che non ne sono rimasta entusiasta, vediamo perché.

Autore: Arturo Pérez Reverte
Casa editrice: Marco Tropea Editore
Genere: Romanzo
Formato: Cartaceo
Numero pagine: 382

Trama: Lucas Corso, mercenario bibliofilo al soldo dei più esigenti collezionisti d'Europa, è abituato a indagare sui libri antichi come un detective sulle tracce di un crimine. Questa volta, però, la sua fama viene messa a dura prova da due incarichi delicati quanto insoliti: verificare l'autenticità di un capitolo manoscritto dei Tre moschettieri e decifrare l'enigma nascosto in un testo rarissimo, il Libro delle Nove Porte del Regno delle Ombre, una sorta di manuale per invocare il diavolo, che il Santo Uffizio mise al rogo insieme al suo autore nel 1667. Le nove incisioni contenute nel volume sono l'unico indizio di un lungo viaggio che conduce Corso dai vicoli di Toledo al Quartiere latino di Parigi, fra archivi, polverose librerie antiquarie e raffinate biblioteche private. Il mistero si tinge di sangue mentre la ricerca si addentra nei sentieri impervi dell'occulto, accompagnata da sospette streghe e apparizioni angeliche, seduzioni pericolose, incontri inaspettati e bizzarre incarnazioni dei personaggi letterari di Dumas. Due indagini si intrecciano in un allucinato gioco di specchi che sfida l'intelletto e l'immaginazione.

RECENSIONE


Non mi ero mai avvicinata a questo genere di romanzi, né conoscevo l'autore, ma tentar non nuoce, giusto? Così mi sono immersa nelle pagine de Il club Dumas  senza aspettative, pronta a lasciarmi stupire.

Lucas Corso è un cacciatore di libri antichi, pagato per trovare i pezzi rari richiesti dai collezionisti che lo ingaggiano. Stavolta, però, dovrà fare un doppio lavoro: verificare che un capitolo del manoscritto de I Tre Moschettieri sia autentico e decifrare l'enigma nascosto nel libro Le Nove Porte del Regno delle Ombre, il cui autore, Aristide Torchia, fu messo al rogo nel 1667. La missione non sarà facile, perché il nostro protagonista sarà messo alla prova da persone che incarnano personaggi creati da Dumas, incontri inaspettati e morti sospette.

Devo ammettere che ho fatto un po' fatica ad ingranare. Le primissime pagine mi hanno subito catturata, quel velo di mistero dietro la morte di un personaggio di cui non si conosce ancora l'identità mi ha incuriosita molto, creando un po' di aspettativa. Tutto, però, cambia radicalmente con il primo capitolo. Conosciamo Lucas Corso attraverso la presentazione fatta da Balkan, un uomo con cui Corso ha lavorato, ma di cui non sappiamo molto. Interverrà solo in pochi altri capitoli, diventando il narratore delle vicende. Per il resto, è un narratore onnisciente a raccontarci la storia. 
L'idea alla base del romanzo, che racchiude mistero e letteratura, l'ho trovata interessante, ma non mi è piaciuto il modo in cui è stata sviluppata. L'autore si è voluto concentrare su due elementi, il manoscritto di Dumas e l'enigma del libro delle Nove Porte, ma credo che si sia perso un po' per strada. In un primo momento i riflettori sono puntati sul manoscritto di Dumas e sulla sua autenticazione. L'autore si dilunga fin troppo nel descrivere le caratteristiche de I Tre Moschettieri, gli aspetti del romanzo e della sua stesura, risultando molto pesante e prolisso. Capisco che occorra dare le informazioni in modo chiaro, ma troppo spesso si entra in dettagli di cui si sarebbe potuto fare a meno, creando anche confusione nella testa del lettore.
La seconda parte, invece, si concentra sull'enigma di Aristide Torchia che, dopo le prime pagine in cui Lucas Corso studia le tavole con molta attenzione, viene accantonato per un po'. Questa era la missione di Corso che mi incuriosiva di più e gli sviluppi portano alla luce diversi elementi interessanti. Torchia non si era limitato a scrivere un manuale su come invocare il diavolo, ma aveva fatto di più, nascondendo un enigma all'interno dei volumi. La soluzione non è affatto immediata, il lettore segue Corso nei suoi spostamenti da una città all'altra e ogni nuova scoperta è una sorpresa. Ma il protagonista non è solo. Qualcuno lo sta seguendo: si tratta di un uomo, con una cicatrice sul volto, a cui Corso dà il nome di Rochefort. Questo è un aspetto senz'altro intrigante, un uomo misterioso segue il protagonista sin dall'inizio, ma non sarà il solo. Presto altre figure che Corso conosce diventeranno parte del romanzo di Dumas, per arrivare ad un finale inaspettato
Ecco, parlando del finale devo dire che non mi è piaciuto quasi per niente. La rivelazione di Balkan mi ha lasciata alquanto perplessa, facendomi pensare Tutto qua? Piuttosto prevedibile dato il titolo.

Questo primo approccio con Arturo Pérez Reverte non mi ha entusiasmato per niente. Ho faticato per terminare la lettura del romanzo, ogni volta mi sembrava di non avanzare nemmeno di una pagina, come se si moltiplicassero! Ora ho la certezza che questo tipo di storie non fa al caso mio, decisamente troppo lento in molte parti e davvero troppo dettagliato. 


Voto
★★✰✰✰

4 commenti:

  1. Che peccato! Questo libro mi incuriosiva molto.. Darò precedenza ad altre letture :)

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    1. Per me è stato un po' un salto nel buio. Nonostante la trama mi abbia incuriosito un pochino, ho trovato il libro lento e con certe parti molto confusionarie. Aggiungi poi il fatto che non si tratta proprio di uno dei miei generi preferiti, puoi immaginare quanta fatica ho fatto per finirlo!

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  2. Ciao Silvia! Io non ho letto il libro ma avevo visto il film con Johhny Depp tratto proprio da questo romanzo. Nel film, tutti i riferimenti al manoscritto dei Tre moschettieri è completamente assente e tutta la narrazione si concentra solo sull'autenticazione delle Nove Porte. Nonostante queste premesse (e la presenza del bellissimo Johnny), il film non mi era piaciuto per niente: l'avevo trovato incoerente, irrealistico e confusionario. Quindi, per una volta, sembra che libro e film facciano il paio eh? :D

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    1. Avevo letto dell'esistenza del film, ma penso che dopo la lettura del romanzo, che ho terminato con molta fatica, eviterò di guardarlo.
      A quanto pare questo libro o lo si ama, o lo si odia e anche il film sembra andare di pari passo!

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