martedì 31 marzo 2015

Recensione: A sud del confine, a ovest del sole

Buon pomeriggio, miei cari lettori!
In questa bellissima giornata di sole (che io passerò in casa, tra pagine e pagine di diritto) vi propongo una nuova recensione. Ho finito questo libro proprio ieri sera, ma vi avviso che per una settimana circa non leggerò nessuno dei libri nella mia TBR List, in quanto sarò impegnata a rileggere un libro per la scuola. Iniziamo subito!


Autore: Haruki Murakami
Genere: Romanzo
Numero pagine: 107
Formato: Ebook

TramaFino ad allora Hajime aveva vissuto in un universo abitato solo da lui: figlio unico quando, nel Giappone degli anni Cinquanta, era rarissimo non avere fratelli o sorelle, aveva fatto della propria eccezionalità una fortezza in cui nascondersi, un modo per zittire quella sensazione costante di non essere mai lì dove si vorrebbe veramente. Invece un giorno scopre che la solitudine è solo un'abitudine, non un destino: lo capisce quando, a dodici anni, stringe la mano di Shimamoto, una compagna di classe sola quanto lui, forse di più: a distinguerla non c'è solo la condizione di figlia unica, ma anche il suo incedere zoppicante, come se in quel passo faticoso e incerto ci fosse tutta la sua difficoltà a essere una creatura di questo mondo. Quando capisci che non sei destinato alla solitudine, che il tuo posto nel mondo è solo là dove è lei, capisci anche un'altra cosa: che sei innamorato. Ma Hajime se ne rende conto troppo tardi - è uno di quegli insegnamenti che si imparano solo con l'esperienza - quando ormai la vita l'ha separato da lei. Come il dolore di un arto fantasma, come una leggera zoppia esistenziale, Hajime diventerà uomo e accumulerà amori, esperienze, dolori, errori, ma sempre con la consapevolezza che la vita, la vita vera, non è quella che sta dissipando, ma quell'altra, quella che sarebbe potuta essere con Shimamoto, quella in un altrove indefinito, a sud del confine, a ovest del sole. Una vita che forse, venticinque anni dopo, quando lei riappare dal nulla, diventerà realtà. 



RECENSIONE


Questo è il terzo libro scritto da Haruki Murakami che leggo. Sono rimasta affascinata dai due precedenti (Norwegian WoodLa ragazza dello Sputnik), ma questo l'ho trovato poco esauriente.
Il lettore segue la vita di Hajime dall'infanzia all'età adulta e come idea l'ho trovata buona.
Si leggono gli amori, le sofferenze e le avventure del povero Hajime, ma molte domande che mi ero posta durante la lettura sono rimaste in sospeso.
Che fine fa Shimamoto? Cosa succede dopo che una mano gli tocca la spalla mentre è seduto al tavolo della cucina, guardando l'alba? Cosa succede dopo? Questa è la più grande domanda a cui non ho trovato risposta.
Questo forse è un po' il difetto delle storie che narrano la vita di un personaggio: se questo non muore, prima o poi il libro finirà, interrompendo la storia e lasciando il lettore con mille dubbi!
Non ricordo mi fosse capitato in precedenza, ma ora capisco che cosa prova Hazel in Colpa delle stelle.
Lo stile è certamente scorrevole, la storia è nuova e con un velo di mistero, ma a me sono rimaste troppe domande senza risposta!
Non concordo molto sul modo di fare dei personaggi descritti da Murakami, che per i tradimenti hanno una vera passione, ma ormai so di poterli trovare quasi sicuramente in tutti i suoi libri.
Concludo dicendo che la lettura mi ha coinvolto molto, non l'ho trovata mai noiosa ed è stata molto piacevole. Se continuerà in questo modo, Haruki Murakami dovrà aspettarsi una mia lettera! 

"Finiremo tutti per scomparire, uno dopo l'altro, pensai. Ci sono cose che svaniscono all'improvviso come se fossero state recise da un colpo secco, mentre altre si dissolvono, lentamente fino a sparire del tutto. Ciò che rimane è solo il deserto."

Voto
★★★★✰

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